martedì 16 novembre 2021

RECENSIONE SCOMPARSA

SCOMPARSA * Chevy Stevens * Fazi editore * pagg. 364

 


È una mattina d'estate qualunque per la giovane agente immobiliare Annie O'Sullivan. Quel giorno, le sue uniche preoccupazioni sono l'ennesima lite con la madre, l'open house da organizzare in una casa in vendita nel pomeriggio e la cena con Luke, il suo fidanzato. L'open house va per le lunghe, ma quando si presenta un potenziale acquirente dal sorriso gentile, Annie pensa che possa essere il suo giorno fortunato. Non è così. L'uomo le punta una pistola addosso e, dopo averla drogata, la chiude in un furgone. Al risveglio, Annie scopre di essere stata portata in una casa sperduta tra le montagne. Dove si trova? E chi è quell'uomo? Intrecciato con la storia dell'anno di prigionia che viene svelata durante gli incontri con la psichiatra - un secondo filo narrativo racconta l'incubo del ritorno dopo la liberazione: la lotta di Annie per ricomporre un'esistenza ormai spezzata, le ricerche della polizia per identificare il rapitore e il turbamento per la consapevolezza che questa esperienza, sebbene conclusa, è molto lontana dall'essere superata. Un thriller mozzafiato, una storia di paura e dolore, ma anche di sopravvivenza, della forza di raccontare e di esplorare i recessi più oscuri della psiche umana, dove la verità non sempre rende liberi.


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Confermo pienamente ciò che la sinossi dichiara: è un thriller mozzafiato. 

Uno di quelli che ti tiene incollata, con ansia, paura, rabbia e voglia di gridare : "Aiuto!".

 La protagonista, un'agente immobiliare rapita da uno squilibrato, ci porta a conoscenza della sua tragedia parlandone in prima persona, rivolgendosi non ad un ipotetico lettore, ma alla sua psicoanalista. 

Sappiamo sin da subito che è riuscita a scappare dal suo rapitore, ma ciò non toglie nulla alla storia. 

Assistiamo al suo svelarsi, alla voglia di liberarsi di un peso immane racchiuso dentro di sé, ma anche alla paura di farlo perché la ferita potrebbe riaprirsi e non guarire più.

La Stevens ce lo racconta con una scrittura coinvolgente che scatena un turbinio di emozioni per poi scoppiare in un dolorosissimo colpo di scena. 

domenica 7 novembre 2021

RECENSIONE LA VIA DEL BOSCO

 

LA VIA DEL BOSCO * Long Litt Woon * Iperborea edizioni * pagg. 269



La vita cambia in fretta, e questa è la storia di un viaggio iniziato bruscamente quando l’esistenza di Long Litt Woon, una cinquantenne norvegese di origini malesi, viene stravolta dalla scomparsa del marito Eiolf. Nel mezzo di un lutto paralizzante, in cui si rende conto che la morte è un evento al di là di ogni controllo, inciampa nel meraviglioso reame della micologia e dei funghi. E da quel momento si apre per lei un mondo completamente nuovo e una scoperta della natura che allo stesso tempo diventa un percorso verso la vita. L’autrice non aveva mai compreso appieno il piacere degli scandinavi di camminare nelle foreste, ma ora è completamente rapita dalla magia del sottobosco e dalla gioia della ricerca. La via del bosco racconta la storia di due viaggi paralleli: uno interiore, attraverso il paesaggio del lutto, dove la tristezza e la necessità di silenzio si confondono, e uno esterno nell’affascinante regno dei funghi – flessibile, adattabile, vertiginosamente vario e fondamentale per i cicli di morte e rinascita della natura. Il processo di ricerca e di studio portano l’autrice a fare amicizia con i raccoglitori di funghi, una tribù accogliente, talvolta ossessiva, persino eccentrica con le sue regole non dette e i suoi affascinanti riti di passaggio, e a viaggiare da idilliache foreste norvegesi ad anonime aiuole urbane, dalle spiagge sabbiose della Corsica fino a Central Park per scoprire meraviglie naturali spesso nascoste allo sguardo comune: funghi gelatinosi che sembrano usciti dai calderoni delle streghe; sanguinelli color rosa salmone che emettono liquido rosso quando si tagliano; deliziose spugnole apprezzate per il loro sapore terroso e delicato; funghi bioluminescenti che illuminano la foresta di notte. Lungo la strada Long Litt Woon scoprirà che il gesto di dare la sua piena attenzione al mondo naturale può trasformarla, dandole un modo per sopravvivere alla morte di Eiolf e sentirsi di nuovo viva.


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Una cosa è certa: conosco il nome di due o tre tipologie di funghi e a stento le so distinguere. Perciò quando li ricevo in regalo li accetto e li consumo solo se conosco la persona che me li dona, come esperto.

Ebbene, dopo la lettura di questo libro mi sono sentita profondamente ignorante, ma in me è aumentata la stima per i cultori della materia, i micologi, e il rispetto per la natura che ce li dona.


Nella micologia Long Litt Woon ha trovato rifugio e luce in un periodo segnato dalla perdita prematura del marito. In questo mondo, così vasto e variopinto, l'autrice ha trovato tantissimi punti di contatto con il mondo in cui è stata suo malgrado, catapultata. 

Con il suo scritto ci rende partecipi della evoluzione, della crescita, "da neofita del regno dei funghi, da neovedova nel regno del lutto", a esperta riconoscitrice e persona in grado di guardare il passato sorridendo alla morte. 

Due percorsi, come definisce Long Litt Woon, che potrebbero non aver nessun punto in comune, ma la stessa scrittrice ci esplicita i punti di intersezione e lei che vive nei "deserti del lutto" entra nel mondo dei funghi utilizzando una penna di colore diverso. 

Se le prime volte, dinanzi a questa differenza cromatica, il sentimento muta da curiosità per il mondo micologico a profondo rispetto per il dolore della perdita subita, andando avanti i colori si confondono e il rispetto provato nel regno del lutto invade quello dei funghi. La scrittura tecnica, specifica, si confonde con quella più emotiva e intima. Disegni delle varie specie incuriosiscono i nostri occhi. 

"Man mano che l'universo dei funghi si schiudeva davanti a me, mi rendevo conto che la via del ritorno alla vita era più semplice di quanto credessi: si trattava solo di radunare gioie, gioie sfavillanti e crepitanti. Bastava seguire il sentiero dei funghi fino in fondo, anche se non avevo ancora idea di cosa mi attendesse laggiù. Cos'avrei trovato nel grande ignoto che mi prospettava? Cosa si celava dietro svolte, nebbie e declini?"

Così, la passione per la micologia si rivela ancora di salvezza, ritorno alla vita, nuova percezione del mondo intorno a sé.


"Percepire significa esserci...poco per volta ho smesso di osservare la mia vedovanza dall'esterno e piano piano ho ripreso in mano la vita. Forse è questo il vero nesso tra i miei due viaggi, quello involontario nei labirinti del lutto e quello tutto volontario sui terreni della micologia. "

 

domenica 31 ottobre 2021

RECENSIONE OMBRE CHE CAMMINANO

 

Ombre che camminano * Marco Ponti * Salani editore * 



Frederic ha undici anni e tanti problemi. La sua famiglia ha appena deciso di trasferirsi da Los Angeles a Torino, i suoi genitori sono in crisi e sembrano non avere tempo per lui e nella nuova scuola la sua principale occupazione è cercare di sfuggire alle 'attenzioni' di un gruppo di bulli che lo hanno preso di mira. Anche la cupa villa in cui abita, con le sue torrette e i lunghi corridoi bui, non aiuta a migliorare la situazione. Unica nota positiva: due amici che si è fatto nella nuova scuola, Liz, dalla parlantina veloce e dagli affascinanti occhi viola e il piccolo Ben, che non parla, ma sa esserci al momento giusto. Tutto precipita la sera del suo compleanno. Invece della serata in famiglia che si sarebbe aspettato, i suoi hanno deciso di fare una grande festa con tanti invitati, e Frederic, tristissimo, scende in cantina per evitare il party. Qui lo aspetta un incontro incredibile: un misterioso ragazzo senza nome, se possibile ancora più spaesato e confuso di lui, con il quale Frederic sente un'immediata e sincera affinità. Ma chi è questo nuovo amico? E perché i suoi genitori non lo vedono? Insieme i due dovranno affrontare un'avventura fantasmagorica in una Torino magica e misteriosa e portare a termine una missione impossibile... E Frederic imparerà che l'amicizia e l'amore possono davvero tutto e che se accanto a te hai le persone giuste, nel tuo cuore non c'è spazio per la tristezza e la paura.



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Da tempo non leggevo un libro indirizzato ai più giovani (cioè a me 😊) e spesso partecipare a delle challenge mi sprona a recuperare romanzi da tempo nella libreria. 

Così per #12paroleper12libri dovevamo leggere un libro che contenesse nel titolo la parola "ombre" o che fosse presente nel testo. Io ho scelto OMBRE CHE CAMMINANO di Marco Ponti, regista e sceneggiatore cinematografico che, con questo romanzo, fa il suo esordio da scrittore.

Un esordio con il botto, oserei dire.

Una storia che, limitandoci a raccontare la trama, potrebbe essere banale, letta e riletta, ma non lo è stata assolutamente. Rifacendosi a figure come fantasmi e ombre, umani che fanno amicizia con uno di essi, chiavi da trovare e porte da aprire, Marco Ponti riesce a trattare temi importanti, di un'altezza elevata e a farli assaporare e gustare con una semplicità che sorprende.

Amicizia, bullismo, ma anche morte, elaborazione del lutto e ancora come vivere la vita con un senso, cercando l'amore, la gioia.

Un libro che consiglio di leggere ai ragazzi, ma anche agli adulti che ogni tanto si chiedono: "Quindi una buona parte della gente che vediamo in giro in realtà sarebbero fantasmi?"

lunedì 25 ottobre 2021

RECENSIONE: L' INNOCENTE

L'innocente * Alison Weir * Beat edizioni * pagg. 432




Inghilterra, 1554: Jane Grey, sovrana per appena nove giorni, si aggira nella dimora di Master Partridge, il carceriere della Torre di Londra. In quell'edificio che si affaccia sulla Tower Green, dove fu giustiziata anni prima Anna Bolena, è tenuta prigioniera insieme alle sue dame di compagnia, dopo essere stata giudicata colpevole di alto tradimento e condannata, poco più che sedicenne, a essere bruciata viva a Tower Hill, o decapitata, secondo il volere della regina Maria. Ha un'unica possibilità per salvarsi, stando almeno alla promessa dell'anziano abate di Westminster: se abiurerà la fede riformata, Maria Tudor, da poco impossessatasi del trono con la ferma intenzione di restaurare nel regno la religione cattolica, le concederà la grazia. Lady Jane, tuttavia, è pronta a riconoscere le sue colpe - aver indossato una corona non sua e avere, così, permesso che il suo cuore e la sua volontà fossero influenzati dalle brame di potere altrui -, ma non può tradire il proprio credo e barattare la vita eterna con quella terrena. Sono anni difficili quelli che precedono il tragico esito della giovane vita di Jane Grey. Tra la fine del regno di Enrico VIII e l'avvento di Elisabetta I le tensioni tra cattolici e protestanti, a lungo sopite, esplodono, e il loro scontro si consuma alla luce dei roghi degli eretici; la Corona è al centro di una fitta rete di intrighi, accordi sotterranei e inaspettati tradimenti...


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Il romanzo storico mi sta conquistando sempre più.

È un dato di fatto ormai e a contribuirvi c'è stato anche lo zampino della Weir. Più che uno zampino però ci ha messo tutta la zampa. Insomma con la Weir ho avuto un colpo di fulmine!

Il mio timore, nell'approcciarmi a questo genere di romanzo, è quello di entrare nei labirinti delle varie discendenze e parentele delle famiglie reali, di perdermi nei meandri di vicende storiche senza capire i loro esiti.

Tutto ciò non è accaduto!

Innanzitutto la predisposizione delle mappe che rappresentano gli alberi genealogici sono un valido aiuto e qui c'era!

 Il contributo più importante però è stato dato dalla scrittura della Weir che, con sapiente maestria, ha reso tutto molto semplice, ma senza mai cadere nel banale.

Rifacendosi a una storia vera e aggiungendo solo pochi avvenimenti, frutto della sua fantasia, la scrittrice londinese ci fa conoscere la figura della Regina dei nove giorni: Jane Grey.

Descrizioni accurate dei vestiti, ambienti, personaggi e loro sentimenti, fanno da sfondo ad una vicenda storica la cui protagonista, lady Jane, si trova ad essere tale suo malgrado, mezzo per giungere ed affermare il potere di coloro i quali non potevano arrivarci se non grazie alla sua figura.

La forza di Lady Jane, la sua caparbietà, la sua risolutezza anche nel sopportare violenze fisiche, psicologiche, serviranno a costruirle una corazza in grado di reggere i colpi di un duro destino deciso da altri, ma che di reggere alla forte tentazione di abiurare la propria fede per continuare a vivere.

Martire nel corpo e martire nello spirito: costretta a sentirsi continuamente umiliata perché donna istruita e intelligente anche dalla sua stessa madre, frustrata per quel figlio maschio mancato.

Dalle pagine emerge vivido il senso di impotenza, di profonda sofferenza della regina, ma la Weir non manca di farci conoscere i punti di vista dei vari protagonisti. Si rivela così una scrittura intensa, viva che ti porta con sé lasciandoti il sapore dell'ingiustizia, della coerenza, della fedeltà al proprio credo a costo della propria vita e l'odore del sangue ancora gocciolante sulla mannaia del boia. 

domenica 10 ottobre 2021

RECENSIONE IL MONDO DIETRO DI TE

IL MONDO DIETRO DI TE * Rumaan Alam * La Nave di Teseo * pagg. 304

 


Amanda e Clay hanno scelto un angolo remoto di Long Island per trascorrere qualche giorno di vacanza con i due figli adolescenti. Una pausa dalla vita frenetica di New York, una settimana tutta per loro in un'elegante casa di villeggiatura. I giorni passano felici, ma l'incantesimo si spezza quando un'anziana coppia bussa alla porta in piena notte: George e Ruth, molto spaventati, sostengono di essere i proprietari della villa. Un improvviso blackout a New York li ha costretti a tornare nella casa che avevano messo in affitto. In quest'area isolata, dove i cellulari non prendono, senza tv e internet, è impossibile controllare la loro versione. Amanda e Clay possono fidarsi dei due estranei? Quella casa è davvero un luogo sicuro per la loro famiglia? Mentre intorno ai protagonisti la natura sembra ribellarsi, un male misterioso li perseguita e mina la fiducia che hanno l'uno verso l'altro: ora sono prede che devono lottare per mettersi in salvo. Un romanzo su due famiglie che non potrebbero essere più diverse, costrette ad affrontare insieme un mondo in cui non esistono più certezze.


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"Un thriller perfetto" recita la quarta di copertina. Io non lo definirei un thriller, tanto meno perfetto. Assolutamente no!

Un libro che mi ha instillato una leggera ansia, ma alla fine io non ho capito per cosa.


Seppure la scrittura si presenta semplice, la costruzione della trama, in alcuni tratti mi ha bloccato pensando di aver saltato qualche passaggio.

Ciò che si abbatte su quella che doveva essere la vacanza stile "lontani dal mondo",  non si sa cosa sia e di certo la vacanza con quell'intento eremitico è riuscita perché il mondo, in questo romanzo, non c'è.

Sembra che intorno a quella casa ci sia uno scenario apocalittico, ma non ancora definito. E' tutto un forse, un insieme di punti interrogativi che fanno brancolare nel buio più completo tanto da portarmi al termine della lettura, a lanciare il libro al muro.

Mi sono sentita ingannata perché è stato in grado, con quelle gocce di ansia instillate piano piano, di farmi continuare a leggere pagine che poi si sono rivelate vuote. 

martedì 5 ottobre 2021

RECENSIONE L'UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO

 

L' UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO * Fredrick Back,am * Mondadori editore * pagg. 322


Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina" e in effetti lui ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza e, dopo aver controllato che i termosifoni non stiano sprecando calore, va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere. Ogni giorno si assicura che le regole siano rispettate. Eppure qualcosa nella sua vita sembra sfuggire all'ordine, non trovare il posto giusto. Il senso del mondo finisce per perdersi in una caotica imprevedibilità. Così Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: ha chiuso l'acqua e la luce, ha pagato le bollette, ha sistemato lo sgabello... Ma... Ma anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di una nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa esplodere tutta la sua vita regolata. Tra cassette della posta divelte in retromarce maldestre, bambine che suonano il campanello offrendo piatti di couscous appena fatti, ragazzini che inopportunamente decidono di affezionarsi a lui, Ove deve riconsiderare tutti i suoi progetti. E forse questa vita imperfetta, caotica, ingiusta potrebbe iniziare a sembrargli non così male...

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"La morte è una cosa curiosa. Viviamo tutta la vita come se non esistesse, ma il più delle volte è una delle ragioni in assoluto più importanti per vivere. Alcuni di noi ne diventano consapevoli così in fretta che vivono più intensamente, più ostinatamente, e in maniera più furiosa. Altri necessitano della sua costante presenza per sentirsi vivi. Altri ancora finiscono per accomodarsi nella sua sala d'attesa molto tempo prima che lei abbia annunciato il suo arrivo. La temono, eppure la gran parte di noi teme soprattutto l'eventualità che colpisca qualcun altro, qualcuno a cui vogliamo bene. Perché la più+ grande paura legata alla morte è che ci passi accanto. Che si prenda chi amiamo e che ci lasci soli."

Ove. una di quelle persone con le quali è facile litigare perché apparentemente arrabbiato con il mondo soprattutto quando questo diventa ostacolo al compimento del suo progetto: porre fine alla sua vita. E così conosceremo questo mondo che gli fa da ostacolo:

- Parveneh: la vicina in procinto di partorire e desiderosa dell'aiuto di Ove dato che, il marito non è poi un grande con la messa in funzione del suo cervello;

- Jimmy: l'altro vicino, in carne, desideroso di dare affetto;

- Anita e Rune: i vicini storici, quelli conosciuti quando la zona non era ancora del tutto abitata;

- Adrian e Mirsad: due ragazzi che cercano il coraggio di dare una svolta alle loro esistenze.

Saranno loro a dare un senso alla vita di Ove. Vita segnata dalla perdita di Sonja, la sua amata moglie. 

La visita al cimitero, scoprendo la lapide dalla neve che si ostina a cadere e a coprire la foto del suo amore, è un appuntamento che spera non abbia più luogo. Ove vuole raggiungere Sonja.

Fredrick Backman, con una scrittura asciutta, scava nell'animo di quest'uomo per nulla amabile e amorevole. Scontroso, abitudinario, ligio alle regole e per nulla intransigente con chi quelle regole non le rispetta. Non disturbate Ove, rispettate le varie norme e tutto filerà liscio.

MA poi, perché questo mondo decide che la presenza di Ove sia così necessaria? Perché il suo operato diventa fondamentale per l'esistenza del mondo stesso? Forse perché Ove, in fondo, ha un cuore grande?

Sarà stata proprio la scrittura semplice, con qualche punta di riflessioni più profonde qua e là a sorprendermi, svelandomi l'animo di un uomo che ha portato a termine la sua missione: mettere in ordine il mondo e farmi piangere alla fine della lettura.


lunedì 27 settembre 2021

RECENSIONE L'ANELLO MANCANTE. CINQUE INDAGINI PER ROCCO SCHIAVONE

L'ANELLO MANCANTE * Antonio Manzini * Sellerio editore * pagg. 235 

Un ritratto del vicequestore Rocco Schiavone. Cinque tessere che contribuiscono a definire il personaggio per chi già lo conosce e servono come una presentazione per chi non l'ha mai letto. Racconti già pubblicati in varie antologie che questo volume mette insieme per la prima volta. Il primo - che dà il nome all'intera raccolta ed è ampio poco meno che un romanzo breve - ha un inizio macabro, quasi horror: al cimitero, dentro una cappella gentilizia, viene trovato un cadavere sconosciuto disteso sopra la bara di un'altra; unico indizio uno strano anello nuziale. Ma presto la storia prende le vie tipiche che ispirano Antonio Manzini: innestare su un'indagine poliziesca misteriosa disagi esistenziali, denuncia sociale, sentimenti profondi; il tutto narrato con un umorismo ironico che sfiora il sarcasmo, fatto di battute rapide e paradossi, che nella misura breve dei racconti sembra persino accentuarsi per concentrazione. Le altre storie che seguono - tre amici in gita alpinistica finita con il morto; una partita di calcio truffaldina tra uomini di legge; un delitto nella «camera chiusa» di un treno; un innocuo eremita ucciso in una chiesetta abbandonata - sono indagini che portano, secondo l'umor nero che non lascia mai Schiavone, a «una conclusione scomoda, squallida, triste, più del cielo di questa città». Lui, il protagonista indiscusso, è un poliziotto non integerrimo, spesso ai limiti della brutalità, ma che sa riconoscere una persona vera ovunque e comunque si presenti. Un uomo che non sopporta il tempo in cui vive, per tanti motivi, ma soprattutto perché gli ha strappato la cosa più importante della vita.



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 In quest'altra raccolta di racconti ritroviamo Rocco Schiavone trasferito ad Aosta e alle prese con la conoscenza della città, delle sue abitudini e dei suoi abitanti.


I racconti sono: 

- L'anello mancante;

- Castore e Polluce;

- ... e palla al centro;

- Senza fermate intermedie;

- L'eremita.


Vi consiglio vivamente di leggerli per trovare quel sano buonumore che solo Schiavone sa infondere. In particolare con il racconto "...e palla al centro" ho riso come non mai.