domenica 2 maggio 2021

RECENSIONE LA STREGA DEL RE

 

LA STREGA DEL RE * Tracy Borman * editore Beat * trad. Chiara Brovelli * pagg.416



Inghilterra, 1603. Nel mese di marzo, l'ultima monarca della dinastia Tudor, Elisabetta I, muore ponendo fine all'età che porta il suo nome, un'epoca di grande espansione e fioritura culturale dell'Inghilterra, segnata da geni quali Shakespeare, Bacon, Marlowe, Spenser. Nei giorni successivi alla scomparsa di Elisabetta, Lady Helena, moglie del tesoriere di Sua Maestà, e sua figlia Frances si affrettano a raggiungere la loro tenuta di Longford, nel Wiltshire. Nella ristretta cerchia della corte vicina alla monarca, le due donne occupavano un posto particolare, al punto tale da assistere la regina nelle sue ultime ore di vita. Al suo capezzale, la giovane Frances, esperta nell'arte della guarigione, stringeva tra le mani un mortaio da cui si levava l'aroma pungente di un unguento utile ad alleviare il trapasso dell'amata sovrana. Guardate con diffidenza dal resto della corte, le due donne tornano alla vita tranquilla nella tenuta del Wiltshire, finalmente lontane dagli intrighi e dal vento di cambiamento, sospetto e paura portato con sé dal nuovo sovrano arrivato dalla Scozia, Giacomo I. Il nuovo monarca non ha esitato a rendere pubblica la sua repulsione verso tutte le tradizioni difese dalla defunta regina, in nome di una rigida osservanza della fede protestante. Determinato a piegare i sudditi alla sua volontà, ha dichiarato guerra alle superstizioni e alla stregoneria, affermando di essere stato incaricato da Dio di annientarle, al punto che il primo consigliere, Lord Cecil, si appresta a redigere un nuovo atto contro la stregoneria. Qualunque pratica ritenuta attinente alla magia sarà punibile con la morte, compresa l'arte della guarigione. La fragile pace di Longford viene presto turbata dall'arrivo del conte di Northampton, zio di Frances e membro del consiglio reale, intenzionato a ricondurre la nipote a corte per riportare la famiglia della sorella nelle grazie del re. A patto, però, che la giovane donna lasci perdere «l'insana mania per piante e pozioni», una mania per la quale è tutt'altro che impossibile il rischio di ricevere il marchio di strega prima ancora di mettere piede a St James. Sullo sfondo di un'Inghilterra in preda a complotti e cospirazioni, come la celebre Congiura delle polveri, Tracy Borman ci regala il ritratto di una nuova eroina, una donna coraggiosa che non esita nemmeno davanti alle prove più ardue che il destino le riserva.

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Inizi del 1600. Tracy Borman ci porta a vivere un periodo storico segnato dalla questione religiosa e dalla difficoltà di un re, Giacomo I, di farsi accettare dal popolo inglese dopo la morte dell'ultima rappresentante della dinastia dei Tudor.

L'odio verso i Cattolici inglesi porterà questi ultimi ad organizzare il complotto conosciuto come "la Congiura delle polveri": un attacco dinamitardo ideato da Robert Catesby per uccidere re Giacomo I e suo figlio Enrico, principe di Galles. 

In questo contesto storico conosciamo la figura di Frances, donna benvoluta dalla regina Elisabetta I soprattutto per le sue doti di abile guaritrice dovute alle conoscenze delle proprietà taumaturgiche delle piante. 

Questa sua "insana mania per piante e pozioni" la porterà a doversi difendere dalle accuse di stregoneria mosse da quella parte di corte che non aveva mai visto di buon occhio la regina ormai prossima alla morte. 

Le  piante, le erbe, i fiori la chiamano, e lei non resiste. Non riesce a starne lontano. Ciò che offrono è di gran lunga superiore al rischio di essere scoperta. 

Frances si difenderà puntando sulla fede in Dio e verrà ascoltata grazie all'intervento della Provvidenza che si manifesta nella persona di Thomas Wintour, avvocato che svolge affari per la regina Anna. Frances si trova a vivere costretta a nascondere non solo la sua passione fitoterapica, ma anche quella per un amore difficile da vivere in una società in cui il matrimonio per amore non veniva contemplato.


"Frances aveva l'impressione di vivere in un'era in cui la coscienza delle persone doveva girare alla velocità di una banderuola segnavento"


Il libro ti cattura, ti ammalia sin dalle prime pagine. E' il caso di dire che ti strega, ti stordisce con la sua scrittura fatta di profumi, ti unge con i suoi unguenti per catapultarti nel suo mondo, nel suo tempo.
Scorrendo le righe sembra di percepire in modo nitido "la fragranza della salvia, il profumo penetrante dell'erba cipollina e del rosmarino aromatico, in un miscuglio inebriante".

La penna della Borman si sposa con la storia e lascia il desiderio di odorare ancora spezie ed erbe pestate nel mortaio maneggiato dalle abili mani di Frances e di vivere con fermezza e coraggio il suo credo e il suo amore.

martedì 20 aprile 2021

RECENSIONE IL PRIMO GIORNO DELLA MIA VITA

IL PRIMO GIORNO DELLA MIA VITA * Paolo Genovese * Einaudi editore * pagg. 312



Un uomo, due donne e un ragazzino convinti di aver toccato il fondo incontrano un personaggio misterioso che gli regala sette giorni per scoprire come andrà avanti il mondo senza di loro, quello che lasciano, i loro affetti, i loro cari, il lavoro. E, se possibile, per trovare la forza di ricominciare e innamorarsi di nuovo della vita.


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Come sarebbe il mondo senza di noi?

Piacerebbe vedere il futuro, quello dei nostri cari, senza di noi? Vederlo come in un film?

Un uomo misterioso si trova a dover svolgere una missione: cercare di far cambiare idea a coloro che hanno deciso di mettere fine alla propria vita. 

In che modo?

Facendo vivere sette giorni in un mondo che ormai li ha salutati e che programmerà le giornate tenendo conto della loro assenza. Servirà a far recedere Daniel, Napoleon, Aretha e Emily dalle loro intenzioni che sembrano ormai decise?

"Quanti ricordi belli può contenere la mente di una persona? Milioni o forse più. Ma allora perché ne basta uno solo, tremendo, per annientare gli altri?"

Paolo Genovese, regista italiano, ci presenta questa storia scritta come una sceneggiatura di un film: minuziose le descrizioni, soprattutto degli ambienti. Nulla è lasciato all'immaginazione. 

Se nella prima parte la scrittura ipnotizza tanto da non lasciare spazio a domande che sarebbero del tutto naturali per una storia del genere, andando avanti si fa avanti la noia per degli eventi che non coinvolgono e sembrano non avere un'evoluzione. 

Ho perso interesse nella lettura, tanto da pensare di abbandonarlo, ma ho resistito e non mi sono pentita perché almeno il finale ha riservato un leggero guizzo che però non ha compensato assolutamente l'insoddisfazione nell'aver letto una storia che, oltretutto, non mi è parsa molto originale.

Direi che la penna di Genovesi mi attira, ma l'idea di fondo, la storia, l'ho trovata debole, fragile.

Nonostante ciò non voglio escludere la lettura di altri suoi romanzi, così come sono curiosa di vedere l'adattamento cinematografico di quest'opera. 

martedì 13 aprile 2021

RECENSIONE LA REGINA RIBELLE

 

LA REGINE RIBELLE * Elizabeth Chadwick * TRE60 * pagg. 469 * trad. Ilaria Katerinov





Colta e bellissima, ambiziosa e spregiudicata, Eleonora d'Aquitania vive in un'epoca, il XII secolo, in cui le donne sono ridotte al silenzio e all'obbedienza. Ma lei è determinata a ribellarsi a ogni costrizione: partecipa alla seconda Crociata; divorzia dal primo marito - Luigi VII, re di Francia - e, nello sconcerto generale, sposa Enrico II d'Inghilterra, di undici anni più giovane; diventa la musa dei trovatori nella sua «Corte d'amore» a Poitiers, dove si cantano la passione e la sensualità; tratta come pedine di un gioco politico i due figli più amati, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni. Il mondo la odia e la teme, ma non riesce a fermarla: sulla sua strada, Eleonora lascerà vittime innocenti e cuori straziati, in un turbine che finirà per travolgere lei stessa. Dalle nebbiose città inglesi all'Oriente delle Crociate, dalla Terrasanta al lusso della corte bizantina, Elizabeth Chadwick dipinge il ritratto di una donna straordinaria per la sua modernità, che ha amato, tradito, sofferto e lottato contro rivalità, odi e pregiudizi, proprio come una donna di oggi.


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Una regina con un carattere definito, deciso. Nonostante sia dovuta scendere a compromessi con la storia e con accordi matrimoniali non dettati, certo, da colpi di fulmine, risulta una donna contro corrente, con idee ferme, caparbia e straordinariamente moderna. In questo primo libro della trilogia dedicata dalla Chadwick a Eleonora d’Aquitania, assistiamo agli eventi storici che vanno dai 13 anni di Alienor (l’autrice specifica che è il nome con cui si riferiva a se stessa e che appare sui documenti ufficiali anglosassoni) al suo viaggio verso l’Inghilterra per diventarne regina.

Eleonora è destinata ben presto a diventare moglie di Luigi, re di Francia, distolto dai suoi progetti ecclesiastici per chiudere un accordo che lo porterà al controllo dell’Aquitania.

Un matrimonio che vive la sofferenza per un erede maschio che non arriva, e che il Francese attribuisce a una non benevolenza di Dio per la condotta, a suo dire, non consona a quella di una regina. Un pensiero, quello di Luigi, che lo devasterà e condizionerà le sue scelte politiche. Dopo diversi anni Alienor otterrà l’annullamento diventando così nuovamente appetibile tanto da rischiare di essere rapita da coloro che ambivano ai suoi possedimenti. Il fortunato sarà Enrico d’Inghilterra, di undici anni più giovane. Un matrimonio che si rivela sin da subito proficuo sotto diversi aspetti, soprattutto quello relativo alla prole. Nasce subito, infatti, Guglielmo. Dopo la morte di Eustachio, cognato di Luigi, figlio di Stefano, viene meno l’ultimo ostacolo alla pace in Inghilterra e si apre la possibilità di un accordo. Stefano, infatti, venuto meno l’unico figlio che possedeva il vigore e la giovinezza che a lui mancava, è costretto a un accordo con Enrico: gli cederà la corona, ma solo alla sua morte. Questa arriverà, implacabile, dopo pochi mesi, a causa di una dissenteria, e Alienor ed Enrico salperanno verso l’Inghilterra per diventare i nuovi regnanti.

La scrittura dell’autrice scozzese si rivela molto semplice, a volte troppo, presentando alcuni punti un po' aridi di descrizioni, sia dei personaggi sia degli ambienti. La lettura, comunque, non è stata noiosa. Le vicende storiche infatti, arricchite in questo caso da licenze e ricostruzioni dell’autrice (evidenziate in modo professionale dalla stessa con note al termine del libro), hanno fatto da forte traino fino alla conclusione del romanzo. 


domenica 4 aprile 2021

RECENSIONE IL BALLO DELLE PAZZE

IL BALLO DELLE PAZZE * Victoria Mas * edizioni e/o * pagg 181 * trad, Alberto Bracci Testasecca

 




Fine Ottocento. Nel famoso ospedale psichiatrico della Salpêtrière, diretto dall'illustre dottor Charcot (uno dei maestri di Freud), prende piede uno strano esperimento: un ballo in maschera dove la Parigi-bene può "incontrare" e vedere le pazienti del manicomio al suono dei valzer e delle polka. Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...


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La Salpêtrière oggi è un centro ospedaliero di Parigi, ma nasce come una fabbrica di polvere da sparo, e deve il suo nome al "salpêtre" (salnitro), uno dei principali componenti della polvere nera. Da luogo in cui erano detenuti barboni, vagabondi, ladri e truffatori di Parigi, nel corso del tempo, diventa un manicomio femminile in cui opererà il famoso neurologo Charcot, noto per i suoi studi sull'isteria e sull'ipnosi.

In questo scenario storico Victoria Mas ambienta il suo esordio letterario, e qui si muovono le storie di Louise, Geneviève, Eugénie e Thérèse. 
Ognuna, per un motivo diverso, è presente in questo manicomio, ma tutte accomunate dalla stessa condizione e considerazione della donna tipica dalla fine del 1800: ultime, reiette, facilmente collocabili in strutture del genere anche solo perché di ostacolo al "sereno" svolgimento della vita di uomini convinti della loro superiorità


"Non sono più mogli, madri o adolescenti, non sono donne da guardare o da prendere in considerazione, non saranno mai donne da desiderare o a cui voler bene: sono malate. Pazze. Fallite."


Internate. Così chiamano le donne ricoverate in questo manicomio. Louise e Eugénie lo sono perché la prima è stata sconvolta da episodi traumatici della sua infanzia; l'altra, perché non accondiscendente verso i progetti paterni. Thérèse, l'anziana, da un'esigenza psichica arriva a sperare di restare internata per non ritornare a una vita che non le appartiene più. A sorvegliare su loro c'è Geneviève, dedita al suo lavoro di infermiera, votata alla scienza come verità assoluta. La sua morsa, e quella di tutto il personale sanitario si allenta in un particolare momento: il ballo di mezza quaresima. É l'occasione in cui le porte della Salpêtrière si aprono alla società "normale" per vedere le pazze, vestite in maschera, ignare di essere state ridotte ad animali da circo. 


"Le donne della Salpêtrière non erano più appestate di cui si cercava di nascondere l'esistenza, ma soggetti di svago che vengono esibiti in piena luce e senza rimorsi. "


Questo esordio della Mas non rappresenta un semplice romanzo ambientato alla fine del XIX secolo.  

É un romanzo sulla condizione femminile dell'epoca e, ahimè quanta attualità c'è ancora nelle parole e vicende delle protagoniste! É un romanzo sulla dicotomia fede/scienza e, su, come spesso, tra queste ci siano punti di contatto.

É un romanzo che ha una valenza psicologica evidente e toccante. 

La scrittura, direi sensoriale, dell'autrice provoca un turbamento interiore che va dalla rabbia alla paura, dall'ansia alla tenerezza. Sentimenti che si alternano in un susseguirsi vorticoso, come vestiti su corpi di donne in preda ad attacchi di isteria, per fare spazio poi, ad una quiete apparente come quella in cui cadono le internate soggette all'ipnosi.

Una lettura breve, ma intensa. 

"...quelli che hanno giudicato me... Il loro giudizio risiede nelle proprie convinzioni. La fede incrollabile in un'idea porta al pregiudizio... non bisogna avere convinzioni, bisogna dubitare di tutto, delle cose e di se stessi. Dubitare."

giovedì 1 aprile 2021

RECENSIONE PIU' FIORI CHE OPERE DI BENE

PIU' FIORI CHE OPERE DI BENE . Le indagini di Clotilde Grossi, fioraia e apprendista detective* Annalisa Strada * HarperCollins Italia * pagg.328


Vorace consumatrice di romanzi gialli che le vengono spacciati dalla sua amica libraia, non riesce a resistere di fronte a ogni notizia di cronaca nera. Vuole sempre saperne di più e riesce a rubare preziose informazioni anche grazie al suo fidanzato storico, Carlo, che guarda caso fa l'impresario di pompe funebri. Un giorno però, nella piazza principale della città, viene ritrovata la testa di un uomo orrendamente sfigurato. Clotilde è fra i primi ad arrivare e per la prima volta decide di mettersi in campo personalmente nelle indagini, utilizzando la scusa dei fiori. Ed è proprio durante le sue scorribande non proprio lecite che conosce il commissario Riccardo Leonardi...

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Come può l'attività di fioraia convivere con la passione per i gialli? Ce lo spiega Annalisa Strada in questo romanzo che vede come protagonista Clotilde, detta Clo, giallista per passione, fioraia per professione.




L'occasione per sfoderare le sue conoscenze in tema di gialli le si presenta quando, nella piazza principale della città, viene ritrovata la testa di un uomo.


I fiori, le piante, gli addobbi funebri saranno un valido aiuto per giungere al colpevole.




Conosco Annalisa Strada per le sue pubblicazioni rivolte ad un pubblico giovane. Quando ho letto di questo suo primo romanzo per adulti mi sono incuriosita.


La lettura si è presentata piacevole, fluida, intrigante, in molti punti con ironia che fa da sottofondo alla storia. Tuttavia, ho trovato la trama in alcuni punti forzata, poco attinente alla realtà: non ho mai visto fiorai che consegnano omaggi floreali da parte di inesistenti  mittenti e che entrano con tanta facilità nelle case dei destinatari.


Inoltre, molti personaggi, seppur caratterizzati da particolari attitudini, manie o inclinazioni verso il mondo fatto di fiori, li ho trovati un pò piatti, incompleti.


Definirei quindi questo romanzo come una lettura piacevole, ma senza grandi aspettative.


domenica 21 marzo 2021

RECENSIONE LA SPOSA ITALIANA

LA SPOSA ITALIANA * Adriana Trigiani * TRE60 * pagg. 524


Bergamo, 1910. C'è tutta la gioia del primo amore nel legame che unisce Enza e Ciro: bellissima e volitiva lei, energico e riflessivo lui, già immaginano la loro vita insieme, a onta delle difficoltà concrete, quotidiane, del loro villaggio tra i monti. Ma il destino ha deciso diversamente: Ciro scopre un segreto troppo grande per il suo animo semplice e viene costretto ad andarsene lontano, addirittura al di là dell'oceano. Finirà per lavorare come apprendista nella bottega di un calzolaio a New York, a Little Italy. E in quel mondo nuovo, frenetico e pieno di possibilità, il pensiero di Enza pare sempre più lontano, sempre più sfumato... È la povertà che spinge la famiglia di Enza a compiere lo stesso viaggio verso l'America. Ferita dall'abbandono di Ciro, la ragazza si dedica anima e corpo al suo lavoro di ricamatrice e, ben presto, inizia a lavorare al Metropolitan, dove realizza abiti lussuosi per le star dell'opera lirica. Ed è lì che incontra un ricco e affascinante americano, deciso a farle dimenticare quell'amore che appartiene a un altro tempo e a un altro continente... Non sapendo di vivere nella stessa città, Enza e Ciro s'incamminano su strade sempre più divergenti: il successo negli affari per lui e la promessa di una vita agiata per lei. Il passato è dimenticato, il presente è sereno, il futuro sembra tracciato. Poi, un giorno, Enza e Ciro si incontrano di nuovo. E tutto cambia.


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Lo senti sin dalle prime righe che il romanzo é scritto con il cuore. Quel cuore alimentato da sangue proveniente da radici lontane e ansiose di essere riscoperte e mai dimenticate. 
Lo ha fatto con abile maestria Adriana Trigiani, sceneggiatrice, regista e produttrice, nata in Virginia, ma di origini italiane. Con la volontà di aprire i cassetti della memoria, l'autrice italo - americana si ispira ai suoi nonni per dare vita e voce a Enza e Ciro, alla loro voglia di vivere con spirito di abnegazione, di sacrificio per la famiglia, per il prossimo, con la voglia di riscatto e di affermazione della propria dignità. E così ci troviamo a Bergamo dove si svolgono le giornate di Eduardo e Ciro, due fratelli lasciati dalla madre presso le suore di San Nicola, perché vedova e in cerca di un lavoro che le permetta di riprendere i suoi due ragazzi. 
C'è Enza, prima di sei figli, che a 10 anni è già adulta, cresciuta in fretta per necessità. Le loro storie si sfioreranno, si toccheranno, si allontaneranno per poi trovarsi di nuovo.
Un arco temporale di circa 35 anni, raccontato in poco più di 500 pagine. Nessuna lacuna ho avvertito nella scrittura. Tutto è stato raccontato. Con dovizia di particolari nel descrivere le amate montagne che hanno cullato le vite dei Lazzari e dei Ravanelli, o i paesaggi americani che hanno accolto i destini di giovani in cerca di sé. Lo stile dell'autrice fa entrare appieno nella storia coinvolgendo fino alle lacrime, alla felicità, all'ansia, alla paura di non farcela.
La vita di Ciro ed Enza e degli altri protagonisti che caratterizzano le loro esistenze sono narrate con una penna che immerge nei loro occhi e con loro partecipiamo alla costruzione di un futuro senza nulla di regalato. Se un regalo o una sorpresa si presenta è perché la Provvidenza, quella in cui crede Enza, lo ha donato. Si lotta per il necessario, il di più viene da Dio. 

"E' il segreto della felicità, sai. Prendere soltanto quel che serve."


Emerge costantemente la voglia di raggiungere un sogno, a tutti i costi, ma non per un fine egoistico. Tutto è mirato al bene degli altri: di coloro che sono rimasti in Italia per badare a quel poco di proprietà, di coloro che, seguendo lo stesso sogno non mancheranno di condividere vitto e alloggio.

E' una storia che fa nascere sentimenti profondi come le radici di alberi secolari per poi emergere con il riscatto come chiome sempreverdi. Si comprende bene come il romanzo abbia tanto di personale per la Trigiani. Lo si avverte da una scrittura calda, che scorre ora dolce come il fiume vicino casa, ora impetuosa come le onde dell'oceano. 

Ho amato molto la figura di Enza, con la sua determinazione, la sua sicurezza, mai priva di umiltà. Enza, la donna che insegna come avere coraggio nel non accontentarsi, nel prendere le decisioni più difficili lasciando la strada più semplice perché già spianata, ma che non ha via d'uscita se non quella della rinuncia ai propri sogni. 

Enza, la donna per la quale tutto ha una soluzione, tranne la morte, Tutto si risolve senza cullarsi sugli allori. 

Con questa caratterizzazione ho rivisto in lei la mia mamma, ragion per cui non poteva non conquistarmi. 

 

domenica 14 marzo 2021

RECENSIONE LE BALENE MANGIANO DA SOLE

LE BALENE MANGIANO DA SOLE * Rosario Pellecchia * Feltrinelli editore * pagg. 272

 



Napoletano, ventitreenne, trapiantato a Milano. Gennaro Di Nola, detto Genny, di professione fa il rider, e ha un'abitudine diventata quasi un gioco: indovinare il tipo di persona che gli aprirà la porta in base al cibo che ha ordinato. Quei pochi secondi in cui sbircia nella vita degli altri, fermo sulla soglia della loro casa, sono per lui una tentazione irresistibile, ed è difficile che sbagli a tracciare un profilo. Una sera però, contro ogni pronostico, incontra Luca, dodici anni, capelli a spazzola con un po' di crestina, maglia del Napoli e un secchio grande di pollo fritto di Crispy World da mangiare da solo. La madre è uscita, il padre non c'è mai stato; è in un posto lontano a nutrire le balene, o almeno così gli hanno detto fin da piccolo. Un'assenza che si riflette nei suoi occhi nerissimi e profondi, in cui Genny intuisce un dolore che in qualche modo li accomuna. Bastano poche battute perché il ragazzino riesca a convincerlo a entrare in casa per guardare la Champions League in tv. Di partita in partita, nasce così un'amicizia tenera e un po' surreale, inizialmente osteggiata dalla madre di Luca, restia a fidarsi di uno sconosciuto, e poi sempre più stretta. Finché Luca annuncia di voler andare a Napoli con Genny. Sarà insieme una grande avventura e un viaggio nel passato, per poi scoprire di essere a casa.


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"Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira".

 

J.D. Salinger - Il giovane Holden 


E' stata questa la sensazione che ho provato al termine della lettura di questo breve, ma intenso romanzo. Avrei voluto abbracciare l'autore per ringraziarlo di aver scritto una storia così. 


Genny. Napoletano trapiantato da tre anni a Milano per completare gli studi. Rider per mantenersi agli studi, con la sua bicicletta consegna pasti a clienti affamati, ovunque chiedano di essere serviti. Un lavoro che ama particolarmente nonostante il suo coinquilino senegalese, che gliel'ha fatto scoprire, ne sottolinei solo gli aspetti negativi relativi a diritti non rispettati. Genny ama invece l'umanità di questo mestiere: conoscere gente così diversa gli dà modo di riempirsi la testa e non pensare, di distrarsi da eventi passati, ma mai superati.

Poi, un giorno, quella porta si apre per consegnare pollo fritto, ma nessuno si presenta: dovrà abbassare lo sguardo perché ad accoglierlo ci sarà Luca, dodici anni, che nella sua serata solitaria davanti ad una partita di Champions non esiterà ad invitare Genny a fare il tifo con lui per il Napoli.

Se la madre di Luca è a lavoro a Milano, il padre è sempre stato lontano "per dar da mangiare alle balene", ma da quando ha scoperto che le balene mangiano da sole, nel cuore del ragazzo l'assenza della figura paterna si è fatta sentire più forte.

Ecco cosa ha fatto da calamita tra Genny e Luca. Anche il rider ha un enorme vuoto dentro che finge di non avvertire e, quando scopre che Luca invece può evitare che quell'assenza si calcifichi nell'animo, decide di aiutarlo. 

Questo, unito al suo ritorno a Napoli, per la semifinale di Champion, lo porterà a fare i conti con il suo vuoto.

Che storia densa di emozioni!!

La sua apparente leggerezza rende il cuore così malleabile e più disponibile a far entrare dolcezza, tristezza, rabbia, voglia di vivere, nostalgia, voglia di riscatto, tenerezza.

Come dice Laura di @biblio_eliza: "Se un libro riesce a strapparti un sorriso nonostante racconti momenti difficili, è un libro bello."


Qui ogni personaggio ha la sua valenza e la sua completezza resa tale dall'analisi antropologica di Genny. Tutto scivola leggero leggero, lasciandoti una rugiada di tenerezza che idrata animi resi aridi da periodi difficili.

Una scrittura semplice per una storia da cui ci si aspetterebbe un finale scontato, ma anche in questo l'autore è stato in grado di stupire. 

Assolutamente consigliato se avete voglia di farvi coccolare, ma iniziate a cucinare, perché più si va avanti nella lettura e più aumenterà la fame!

Dopo la lettura, recuperate la presentazione del libro su @feltrinelli_editore con la partecipazione di @biblio_eliza. Non ci sono spoiler 1e potreste vederla anche prima, ma se come me, avete paura di spoilerarvi anche le possibili emozioni che un testo può suscitare, non correte il rischio.

Vogliamo parlare poi della bellissima voce che l'autore ha? Dovrò seguire 105 friends 😉😉