martedì 2 marzo 2021

RECENSIONE L'INIZIO DI OGNI COSA

 

L'INIZIO DI OGNI COSA * Luca Ammirati * Sperling & Kupfer * pagg. 241


Tommaso credeva di avere dei punti fermi nella vita: il tranquillo lavoro come professore di liceo; una compagna su cui contare, Irene; i suoi romanzi preferiti, di cui ama trascrivere gli incipit sulla Moleskine arancione che porta sempre con sé. Finché una sera, a una festa, la sospetta confidenza tra Irene e un nuovo collega e il logorante litigio che ne segue fanno vacillare ogni sua certezza. Così, quando la mattina dopo lei parte per un viaggio di lavoro, Tommaso rimane da solo a Sanremo, in preda ai dubbi sul loro rapporto, su se stesso e la sua vita. I giorni lontano da Irene gli serviranno a capire che non può controllare la tempesta che ha dentro, per superarla deve passarci in mezzo, sfidarla. Prima l'imbattersi in una serie di quadri raffiguranti un misterioso volto femminile, poi l'incontro con una donna del suo passato: la vita sembra prendersi gioco di lui, ma lo conduce in un posto magico sulle colline sanremesi, Bussana Vecchia, un paese semidistrutto da un terremoto e ripopolato da una comunità di artisti. Quel luogo sulle colline, che è stato capace di andare oltre la fine, insegnerà a Tommaso che solo accettando il nostro passato possiamo camminare verso il futuro: come dopo un terremoto, quando qualcosa finisce, è lì che tutto comincia, che è il momento di scrivere un nuovo inizio.


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"Se vuoi combattere cerca la pace. Se vuoi essere libero, non giudicare. Se vuoi essere leggero, perdona."

Lo scrittore ci porta nella vita di Tommaso, professore di italiano in un liceo sanremese, alle prese con diversi problemi da risolvere: la gelosia per la sua compagna, una madre che ha abbandonato lui e suo fratello, un' ex fidanzata che ritorna sul palco della sua vita.

C'è Irene, la sua attuale fidanzata, e il suo lavoro: cene, viaggi frequenti, occasioni per poter svagare da un rapporto segnato da continui sospetti di un tradimento.

C'è Il trauma  dell'abbandono vissuto da piccolo  che torna  a galla con un dipinto trovato per caso in un mercato rionale. Da qui parte la ricerca dell'autore del quadro e si troverà a Bussana Vecchia, un paese sulle colline liguri, semidistrutto da un terremoto. 

La vita, in questo borgo, è rappresentata da un gruppo di artisti ognuno dei quali si é rifugiato tra i resti di case diroccate, per ritrovare se stessi. 

A fare da sottofondo c'è Monica e la sua voglia di recuperare un passato che sembrava definitivamente chiuso. 

Diversi aspetti e accadimenti uniti da due temi: il tradimento e l'abbandono. 

Sono comuni sì, ma la costruzione della storia e il suo sviluppo non presenta il collante che tiene uniti i traumi di Tommaso. Ho avuto l'impressione di leggere tre storie diverse. 

Ho trovato inoltre, troppo forzato il linguaggio impiegato dagli attori del romanzo.

Ogni personaggio utilizza troppe frasi artefatte velando la storia di poco realismo. Gli artisti di Borgana Vecchia mi sono sembrati uno studio associato di psicologi. 

Devo dire di aver ritrovato con piacere l'Ammirati innamorato della propria terra e in grado di descriverla con tanto calore. 

"L'azzurro del cielo ha fatto capolino tra le nuvole e il mattino ha portato il bel tempo. Anche in autunno, Sanremo scalpita per i raggi rincuoranti del sole caldo e per un mare invitante. E' il dolce paradosso di questo periodo: di giorno si fa il bagno e magari la sera si mangiano le castagne"

Ho perso però lo scrittore che mi aveva fatto sognare con "Se i pesci guardassero le stelle" illuminando gli occhi e il cuore. 

Spero di ritrovarlo presto. 

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