martedì 27 luglio 2021

RECENSIONE IL RUMORE DELLA PIOGGIA

 

IL RUMORE DELLA PIOGGIA * Gigi Paoli * Giunti editore  * pagg. 288



Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze.Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.








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Una dissetante bevuta d'acqua in giornate afose rese tali da una precedente lettura arida: questa è stata la sensazione provata dopo aver letto il primo libro di Gigi Paoli riguardante le inchieste di Carlo Alberto Marchi.

Giornalista fiorentino, fornirà un punto di svolta per la risoluzione di un caso di omicidio.

Paoli mette in campo la propria professionalità e competenza  per farci conoscere i segreti del mestiere. 

Le pedine del romanzo si muovono tra vicoli, piazze e palazzi della città di Firenze e, la sua descrizione, fatta con dovizia di particolari e peculiarità che solo un oriundo, amante della propria città 'può elargire, fornisce, in questo caso un'immagine un po' cupa, quasi gotica, ma adatta alle note suonate dalla vicenda narrata e dal rumore della pioggia che non vuole saperne di smettere.

La scrittura rende fluidi e scorrevoli intrecci per portarci ad un finale che, fino all'ultimo non è quello che ci si aspetta.

L'edizione della Giunti che raccoglie in un unico tomo le prime tre inchieste di Carlo Alberto Marchi permette di soddisfare immediatamente la voglia di continuare a leggere. 

martedì 20 luglio 2021

RECENSIONE 7-7-2007

 

7 -7-2007 * Antonio Manzini * Sellerio editore * pagg 367




"Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto". Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell'esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato. Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i "conti sporchi" di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell'assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c'è sangue sul cadavere. Adesso, l'animale da fiuto che c'è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce "del figlio di puttana"....

🌟🌟🌟🌟🌟

Questo quinto volume della serie rappresenta una tappa fondamentale per chi, come me , si è o si sta affezionando al vicequestore.

Se, nel corso della lettura dei primi volumi è nato qualche punto interrogativo sulla vita di Schiavone, sul suo carattere, sul suo passato, qui vengono soddisfatti.

Ritorneremo infatti nel passato di Rocco per vedere con più nitidezza il suo presente.

La penna di Manzini non è mai ripetitiva, noiosa. Pur presentandoci un caso da risolvere che appartiene alla storia di Schiavone e che ci era stato accennato nei precedenti romanzi, nulla è scontato, nessun portone si chiude e la simpatia, l'amore per il personaggio non fanno che crescere.  


giovedì 15 luglio 2021

RECENSIONE L'ACQUA DEL LAGO NON E' MAI DOLCE

 

L' ACQUA DEL LAGO NON E' MAI DOLCE * Giulia Caminito * edito Bompiani * pagg. 297



Odore di alghe e sabbia, di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d'acqua: sulle rive del lago di Bracciano approda, in fuga dall'indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, madre coraggiosa con un marito disabile e quattro figli. Antonia è onestissima e feroce, crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua figlia femmina a non aspettarsi nulla dagli altri. E Gaia impara: a non lamentarsi, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo, a leggere libri e non guardare la tv, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe e l'infelicità dove nessuno può vederla. Ma poi, quando l'acqua del lago sembra più dolce e luminosa, dalle mani di questa ragazzina scaturisce una forza imprevedibile. Di fronte a un torto, Gaia reagisce con violenza, consuma la sua vendetta con la determinazione di una divinità muta. La sua voce ci accompagna lungo una giovinezza che sfiora il dramma e il sogno, pone domande graffianti. Le sue amiche, gli amori, il suo sguardo di sfida sono destinati a rimanere nel nostro cuore come il presepe misterioso sul fondo del lago.

🌟

Ho difficoltà a scrivere il mio pensiero su questo romanzo. Ho dovuto leggere diverse recensioni positive per capire se e dove avessero individuato gli elementi, anticipati nella sinossi del libro, che avevano destato il mio interesse. Devo confessare che loro li hanno individuati, a me sono sfuggiti: non ho notato nessuna sfumatura psicologica della protagonista, nessuna dinamica nella trama, nessun argomento mi è parso emergere dalla storia.

Qual è stato il motivo?

La scrittura della Caminito.

Una scrittura che è stata definita asciutta, e concordo, ma che per me è stata qualcosa di più: arida. Arida di sentimenti, ma ricca, tanto ricca di virgole che animavano (e forse è l'unica cosa) elenchi infiniti, interminabili di emozioni, situazioni che diventano noiosi rendendo tutto piatto.

Aggiungo che i discorsi, seppur diretti, non sono identificabili da virgolette e due punti. La lettura quindi è diventata per me più difficoltosa.

Una protagonista che definirei paranoica con un forte vittimismo che la contraddistingue.

Assolutamente sconsigliato.

L'unica cosa che mi è piaciuta è stata la copertina!


martedì 13 luglio 2021

RECENSIONE LA CANZONE DI ACHILLE

LA CANZONE DI ACHILLE * Madeline Miller * trad. Matteo Curtori e Maura Parolini * pagg. 382* ed. Marsilio

 


Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l'orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d'armi - due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d'amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell'epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l'omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l'ormai usurata vicenda di Elena e Paride.  


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Amo quei libri che, basandosi su episodi e fatti noti al pubblico, isolano dei personaggi, protagonisti e non, per analizzare l'evento, il fenomeno dal loro punto di vista, con il loro sguardo..
In questo romanzo, Madelin Miller ci ripresenta la guerra di Troia senza la sua veste epica e osservandola con gli occhi di Patroclo. Con lui riviviamo le gesta di Achille, il suo amato, per scoprire aspetti e sfumature passate inosservate forse perché, soprattutto a scuola, avevamo fretta di imparare l'essenziale per essere pronti per l'interrogazione.
Non nascondo che l'impatto con questo romanzo non è stato positivo ed ero sul punto di abbandonarlo, ma e non so perché, sono andata avanti ed è stato solo un crescendo di interesse e passione per la penna della Miller.
Credevo di trovarmi dinanzi ad una scrittura ostile, ma è bastato poco per comprenderla ed immergermi nella sua poesia fluida.
Con Patroclo ripercorreremo gli anni della guerra non per comprendere tattiche belliche o strategie di intervento.
Con lui sapremo come Achille ha vissuto tutto ciò: le sue emozioni, la sua ansia nel mantenere viva un'immagine che tenesse fede alla profezia della madre Teti.
Con Patroclo sapremo come quest'ultima abbia influenzato le dinamiche di una guerra stupida (quale guerra non lo è) e il rapporto tra lui e Achille.. Amore, sacrificio, orgoglio e coraggio fanno da padroni per togliere la scena "ad ogni tipo di morbosità".
La Miller si rivela una piacevole, interessante scoperta.

"La gloria è una strana cosa. Alcuni uomini la guadagnano dopo la morte, mentre altri sfumano nell'oblio. Ciò che viene ammirato in un'epoca, viene disprezzati in un'altra...Non possiamo dire chi sopravviverà al fuoco della memoria"